Adesso torna in mente quel giorno.
Lei e le altre bambine al seguito della sposa. Lei, con i capelli neri.
Nel vederla esclamavano: e questa cosa c’entra?
E lei schiva, come in colpa. Come a scusarsi.
Sì, in mezzo a quelle bambine tutte uguali e bionde. Con i capelli fini e la frangetta, e gli occhi azzurri. E saltellanti e garrule.
Lei era umbratile.
In seguito comprese che non voleva i capelli biondi, ma la loro frivolezza e la loro levità.
Ugualmente pianse e pianse al liceo a leggere Tonio Kroger.
“Ma il mio amore più profondo e più segreto va a coloro che sono biondi e hanno occhi azzurri, che sono chiari e viventi, ai felici, a coloro che sono amabili e usuali.”
Ancora adesso se qualcuno le si rivolge con bontà, crede non stia parlando con lei.
Imparò. Distinse le smorfie dalla sostanza.
Vide le parole. E vide che rimanevano tali.
Sì, perché spesso può sembrare che quelli che parlano le pensino le cose che dicono e che, quindi, le facciano.
Ma quasi mai i verba si fanno carne.
Rimangono lì, le parole, a lusingare e a sedurre.
E lei le lasciò lì. Sempre.
Proseguì.
Non ha mai confuso le storie sentimentali con l’amore.
E di quest’ultimo non sopporta quell’immagine romantica, un po’ infantile e un po’ mielosa.
Qualcuno dice: da alpha privativo, a-mor(t)e.
Sottrarre morte. Finché si può.
Che sia questa la chiave di tutto?
C’era un temporale quella notte. E loro in trasfusione diretta. Da braccio a braccio.
I tuoni spaccavano qualcosa dentro. I lampi erano viola e arancioni.
Ha provato tante altre volte quel frastuono, quei tuoni e quella lacerazione.
Quel senso di irreparabilità. Abbagliante. Viola e arancione.
Cos’hai adesso?
Paura.
Ci sono io.
Sì, ci sei tu.
“Questo è il dolore della vita: che si può essere felici solo in due.”
Tu non puoi fermare il tempo.
Siamo un insieme di sostanze chimiche a contatto con agenti chimici. Io lo so.
E i sentimenti? Reazioni chimiche.
Produzione o diminuzione di endorfine, scatenamento di dopamina … serotonina … e che altro diavolo.
Eppure un giorno, quando mi ammalai, mi misi in testa di capire quando tutto fosse cominciato. La prima mutazione.
E se ero su una spiaggia, o se stavo mangiando la pizza …
Allora ho preso un treno. E sono andata sul luogo dove secondo me è cominciato tutto.
L’ho fatto una volta sola. Ma l’ho fatto.
(“ … ogni delirio ha le radici nella storia personale di quel solo individuo che lo dichiara.”)
E mentre ritornavo e correvo … Ehi, vuoi ancora essere bionda?
No.
Perché c’è ancora quel fragore dentro.
Viola e arancione.
I colori del coraggio.
Silvia Delaj
