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Presentazione di “Ritorno ai delfini” a Milano

Presentazione di “Ritorno ai delfini” di MariaGiovanna Luini, Edizioni Creativa

Giovedì 16 febbraio 2012 alle ore 19.00
Libreria Equilibri – Via Farneti 11 –  MILANO
con la partecipazione di Nicoletta Carbone
giornalista e conduttrice del programma Essere e Benessere su Radio 24

Lucia è il nome della protagonista che torna a vivere nelle pagine del nuovo romanzo “Ritorno ai delfini“, di MariaGiovanna Luini, scrittore, medico e comunicatore scientifico all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.
La sua storia sarà sviscerata grazie al dibattito che si terrà giovedì 16 febbraio 2012,  alle ore 19.00, presso la Libreria Equilibri di Milano.
MariaGiovanna Luini, spesso ospite della trasmissione “Essere e Benessere” di Radio 24, ideata e condotta da Nicoletta Carbone, ha scelto proprio la giornalista come moderatrice della prima presentazione del suo ultimo libro.

“Ritorno ai delfini” è il seguito di “Una storia ai delfini” pubblicato nel 2007 dalla stessa Edizioni Creativa.
Dal 2007 ad oggi MariaGiovanna Luini ha pubblicato altri saggi e romanzi tra cui “Cosa fanno le tue mani”, il primo videoromanzo per sordi – da lei ideato e prodotto – che ha riscosso grande successo in qualità di prima opera letteraria associata ad un video adattato ed interpretato nella LIS.

Alla presentazione è garantita la presenza di un interprete LIS.

Ritorno ai delfini: Lucia vive su una vecchia barca bianca, alle spalle un’esistenza complicata che l’ha segnata per sempre. L’unico contatto con il mondo è la scrittura: i libri che pubblica le hanno portato notorietà e l’hanno aiutata ad affrontare i traumi più tragici del passato. Proprio la presentazione di un romanzo le fa incontrare Fausto, giovane affascinante che riesce a scalfire la barriera della sua misantropia e la coinvolge in una relazione non del tutto chiara. E poco dopo è Antonio, tanto più vecchio di Fausto ma altrettanto misterioso e seducente, a irrompere nell’ordine faticoso di Lucia. Fausto e Antonio e i fantasmi del passato: di nuovo lo scenario cambia e niente può essere come prima.

MariaGiovanna Luini (pseudonimo di Giovanna Gatti) è scrittore, medico e comunicatore scientifico all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.

Biografia completa su http://www.mariagiovannaluini.it

Nicoletta Carbone è giornalista, ideatrice e conduttrice di Essere e Benessere su Radio 24.

“Ritorno ai delfini”, Creativa

Avevo detto, qua e là nell’illusione del tempo, che non avrei scritto seguiti. Come accade spesso, mi smentisco.

“Ritorno ai delfini” è la storia di Lucia, la protagonista di “Una storia ai delfini”, e Creativa è il medesimo editore. Gianluca Ferrara ha creduto nel mio primo romanzo nel 2007, l’ha amato quanto me e aiutato in ogni modo possibile. Quando nel 2011 ho visto nascere il seguito ho sentito che Creativa doveva essere destinatario della storia, apparteneva a Gianluca quanto a me.

Eccolo, dunque. Nelle librerie tra pochi giorni (la distribuzione è buona quindi se non lo trovate subito può essere ordinato e arriva in breve tempo), su internet nei più noti negozi online. E alle presentazioni che stiamo programmando e annunceremo tra qualche giorno.

“Ritorno ai delfini”, Creativa editore.

“Lucia vive su una vecchia barca bianca, alle spalle un’esistenza complicata che l’ha segnata per sempre. L’unico contatto con il mondo è la scrittura: i libri che pubblica le hanno portato notorietà e l’hanno aiutata ad affrontare i traumi più tragici del passato. Proprio la presentazione di un romanzo le fa incontrare Fausto, giovane affascinante che riesce a scalfire la barriera della sua misantropia e la coinvolge in una relazione non del tutto chiara. E poco dopo è Antonio, tanto più vecchio di Fausto ma altrettanto misterioso e seducente, a irrompere nell’ordine faticoso di Lucia. Fausto e Antonio e i fantasmi del passato: di nuovo lo scenario cambia e niente può essere come prima”.

se non è lupus… Crimini bianchi e Dr House, su Satisfiction

Nella mia rubrica su Satisfiction si parla di serie TV a carattere medico, Dr. House (ormai il classico per eccellenza) e l’avventura di “Crimini bianchi”.

“Mai come oggi la medicina ha bisogna di voce. Ne ha bisogno perché è scienza condivisa che porge le proprie acquisizioni e chiede di collaborare con la gente. Pone domande, aspetta le reazioni dei (potenziali) pazienti, riceve quesiti e prova a fornire a sua volta risposte attendibili. Per tutti noi conoscere o meno un’informazione, e conoscere quella giusta, fa la differenza. Uno studio statunitense ha dimostrato che le donne con tumore al seno con un livello personale di cultura medio-alto hanno maggiore probabilità di guarire: i soldi non c’entrano, si tratta della capacità di reagire alla malattia scegliendo le soluzioni migliori per il tempo e la condizione clinica. Avere un po’ di cultura significa essere abituati a riflettere e non affidarsi alla prima proposta che si trova.
Penso che gli intellettuali, ammesso che esistano, si dividano di loro volontà in due gruppi principali: i comunicatori e gli eremiti. L’eremita si autodefinisce geniale, e forse lo è, ama parlare solo con i propri simili (che sono pochi) e opera sul linguaggio azioni di cesello e complicazione atti a escludere la maggioranza delle persone…”.

Ecco il LINK.

la montagna in me

La finestra aperta sulla neve, sulla montagna dai lineamenti lisci, regolari, pieni. Se potessi vivere qui o in un luogo che assomiglia a questo lo farei. La neve ha su di me l’effetto di una coperta morbida e pulita, soffice. Sa lenire l’ansia, incapace di fare male. Potrei restare bloccata in una piccola casa con il camino e i libri, le BIC a consumarsi sul foglio, senza badare alle strade chiuse e al tempo che scorre. Il tempo è un’illusione quando sono qui.

Forse mi ricordo di alcune gite in montagna durante l’adolescenza, forse vado più indietro e scavo nell’infanzia. Nascere in Brianza a ridosso dei monti crea profili immaginari che non sono piatti; la campagna ha il fascino della Pampa, della steppa, ma non è la mia origine. Piuttosto amo il lago di Como, su una barca appena sufficiente a farmi sdraiare scomoda mi sento cullare dal contorno massiccio specchiato nell’acqua scura. E i monti, anche. Mi assomigliano. Ho il carattere frastagliato e mutevole dei profili montani, l’imprevedibilità delle valli che sembrano facili invece ti fanno perdere l’orientamento e rischiano di uccidere. Ho, credo, la visione ampia di un respiro rado senza odore di catrame. E la testardaggine di chi non ha conosciuto subito la dolcezza del mare.

Più volte ho immaginato di fuggire da Milano. Non appartengo a un luogo, a Milano meno che mai. Non riesco ad abituarmi al colore scipito di metallo e nebbia, alla freddezza rapida e alle beghe insulse tra colleghi. Non so vedere la poesia del denaro sbandierato per imparare a essere. Se la mia fuga sarà presto, non so. Ma sarà. E la scrittura mi sarà compagna. Quando osservo i monti in una meditazione lieve sento la forza degli alberi, saggi più di ogni altra creatura, e la voce potente della neve. Chiamano, non lo fanno invano.

Tra i desideri perfetti, fare l’amore nella stanza calda di una baita, il profumo del legno addosso e la neve fuori, e il silenzio. E il mio corpo e il suo, innamorati e sciolti. Uno di quei desideri banali, con niente di speciale, che sono il senso della vita.

La montagna ride e mi guarda. E scrivo.

il blog è morto, io ritorno al blog

I mesi su Facebook sono stati lunghi, e lunghi ancora saranno. Ma diversi. Ho voluto sperimentare i benefici del sociali network e partecipare a discussioni serie, pubbliche e private, condivisioni goliardiche o di maggiore profondità, osservare e lasciare che altri osservassero me. Per concludere che lo spazio del social network è fatto per le persone (virtuali, ma sempre persone) e non per chi ama la scrittura.

Che poi andrebbe precisato che non tutti coloro che dicono di amarla la amano sul serio, almeno non ne hanno fatto una ragione della vita. Lecito che sia così. Il fatto è che di scrittori su Facebook ne trovate tanti, pochi che pubblichino scrittura vera e ancora meno che leggano le produzioni altrui. Credo di avere costituito un’eccezione anche in questo, insieme a sette o otto altri coraggiosi. Cito Sandrino De Fazi, persona stupenda che distribuisce cultura nel network, Massimiliano Parente e i Listini, Caterina Bonvicini, Fabio Capello, Eliselle, Marco Bianchi, Cioccolato Italiano, Marco Dotti e gli amici Satisfiction, Lucia Rusconi, Alessandro Berselli, Francesca De Cori… E altri, certo, che seguo e apprezzo. Ci sono, brillano di luce speciale circondati da nuvole di medio grigiore. E da cricche patetiche che si alimentano, rinforzano, smielano di dolcezze virtuali. Casomai il social network rende più palesi le consorterie, i gruppi di amiconi che si danno una mano e rilanciano pezzi qua e là senza averli neanche letti fino in fondo. Non c’è il gusto di andare dentro, di scivolare attenti sulla scrittura e comprenderne il senso e le suggestioni.

Nelle settimane recenti ho osservato le mosse dei cosiddetti amici, e anche dei fan. Purtroppo esiste la parola fan e la uso, ma non mi piace. Insomma, li ho osservati. Esistono i fedelissimi e puntuali, sono abbonati alle tue novità e corrono a leggere e commentano precisi, meticolosi, si sente che hanno interiorizzato qualcosa. Magari non hanno amato ciò che hai scritto, ma l’hanno preso in considerazione. Poi ci sono i finti lettori, e ne ho avuto qualcuno in passato anche quando ho chiesto il parere su un manoscritto prima di mandarlo all’editore: sono quelli che ti dicono che sei meravigliosamente brava in un tempo da record del Mondo. E tu lo sai benissimo che è incredibile che abbiano letto sul serio ciò che hai pubblicato o dato loro da valutare. Neanche con un corso di lettura veloce sarebbe stato possibile. Ne rido, ma li ricordo. Infatti non ho più passato loro i miei inediti per ottenere un parere spontaneo: giudicherebbero la copertina e qualche pagina qua e là, cosa che permetto solo ai più famigerati direttori editoriali. E purtroppo svaluto istintivamente le loro produzioni letterarie per il fatto che non siano lettori veri ma solo presuntuosi acculturati. Ci sono anche i fedeli del “mi piace”, che lanciano a priori senza aprire il link del pezzo di scrittura. Vedono cosa hai piazzato lì, fanno click su “mi piace” e tirano avanti senza troppi pensieri. Quasi quasi mi sono più simpatici dei falsi, sono così palesi ed evidenti che rivendicano il loro diritto a non leggere, a non sapere chi tu sia nel panorama letterario grande, medio, piccolo, intimo o condiviso. Hanno il diritto di non leggere e non amare la lettura, rivendico e tutelo questo loro inalienabile diritto.

Tempo fa ho aperto in Facebook una pagina fan parallela a quella che uso per il profilo personale. Non posso certo lamentarmi, il numero di fan è molto alto. Ma il problema è un altro. Si tratta di identità. Funziona sempre meglio (e non è un’osservazione solo mia, altri scrittori diranno la stessa cosa) la pagina personale, quella in cui scrivi piccole perle di quotidiana saggezza, noia, eccitazione, pigrizia. E tante stupidaggini. Funziona il voyeurismo della pseudovita privata, e della scrittura o delle riflessioni più serie interessa poco. A chi interessa con chi sto, se ho amanti e perché, dove vado e dove dormo o scrivo o quanto guadagno? Nella pagina fan metto pezzi di scrittura ma anche libri (altrui), rilanci di concorsi letterari e articoli che penso interessanti per chi legge, ritratti di autori, contributi video… Insomma, tutto ciò che riguarda il libro, la scrittura e l’amore folle che geneticamente mi contraddistingue. Letture della pagina tante, commenti bellissimi dai soliti, frasi smozzicate e sparute da altri. Anche altri che dichiarano in pubblico di essere tremendamente coinvolti dall’argomento libro. Anche altri che scrivono. Ho intuito spesso che la passione letteraria fosse scavalcata dal quid di invidia che gonfia troppi cuori perfino nella realtà virtuale. Invidia per cosa, poi. Non ne ho l’idea e non la voglio avere.

Le due pagine del social network mi hanno dato qualche scambio meraviglioso e troppo vuoto. Troppa stupidità (mia) e abulia (mia e altrui). Mi hanno fatto vedere con chi mi confronto, chi mi circonda nella massima parte del tempo. Quando ti rendi conto che conosci a memoria i commenti che qualcuno metterà, e sarai certa che avrà dato solo mezza occhiata alla scrittura prendi una o due decisioni. Io ne ho presa una.

Ritorno al blog. Ascolto i consigli e le richieste di chi è spesso in attesa che pubblichi qualcosa nel blog, di chi ama molto di più questo mezzo piuttosto che il social network e ritorno a tempo pieno.

Se devo farmi leggere la vita (c’è ancora chi pretende di conoscermi nonostante sbagli mira il novantanove per cento delle volte) lo faccio dal mio habitat, dall’elemento naturale che mi contraddistingue dagli inizi della mia carriera di scrittore. Faticosa, con una gavetta incredibile, ma sempre carriera e sempre bella. I libri e la scrittura su Facebook fanno solo colore, un blog è l’espressione personale e professionale di chi lo gestisce. E non basta fare click su mi piace.

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