
I mesi su Facebook sono stati lunghi, e lunghi ancora saranno. Ma diversi. Ho voluto sperimentare i benefici del sociali network e partecipare a discussioni serie, pubbliche e private, condivisioni goliardiche o di maggiore profondità, osservare e lasciare che altri osservassero me. Per concludere che lo spazio del social network è fatto per le persone (virtuali, ma sempre persone) e non per chi ama la scrittura.
Che poi andrebbe precisato che non tutti coloro che dicono di amarla la amano sul serio, almeno non ne hanno fatto una ragione della vita. Lecito che sia così. Il fatto è che di scrittori su Facebook ne trovate tanti, pochi che pubblichino scrittura vera e ancora meno che leggano le produzioni altrui. Credo di avere costituito un’eccezione anche in questo, insieme a sette o otto altri coraggiosi. Cito Sandrino De Fazi, persona stupenda che distribuisce cultura nel network, Massimiliano Parente e i Listini, Caterina Bonvicini, Fabio Capello, Eliselle, Marco Bianchi, Cioccolato Italiano, Marco Dotti e gli amici Satisfiction, Lucia Rusconi, Alessandro Berselli, Francesca De Cori… E altri, certo, che seguo e apprezzo. Ci sono, brillano di luce speciale circondati da nuvole di medio grigiore. E da cricche patetiche che si alimentano, rinforzano, smielano di dolcezze virtuali. Casomai il social network rende più palesi le consorterie, i gruppi di amiconi che si danno una mano e rilanciano pezzi qua e là senza averli neanche letti fino in fondo. Non c’è il gusto di andare dentro, di scivolare attenti sulla scrittura e comprenderne il senso e le suggestioni.
Nelle settimane recenti ho osservato le mosse dei cosiddetti amici, e anche dei fan. Purtroppo esiste la parola fan e la uso, ma non mi piace. Insomma, li ho osservati. Esistono i fedelissimi e puntuali, sono abbonati alle tue novità e corrono a leggere e commentano precisi, meticolosi, si sente che hanno interiorizzato qualcosa. Magari non hanno amato ciò che hai scritto, ma l’hanno preso in considerazione. Poi ci sono i finti lettori, e ne ho avuto qualcuno in passato anche quando ho chiesto il parere su un manoscritto prima di mandarlo all’editore: sono quelli che ti dicono che sei meravigliosamente brava in un tempo da record del Mondo. E tu lo sai benissimo che è incredibile che abbiano letto sul serio ciò che hai pubblicato o dato loro da valutare. Neanche con un corso di lettura veloce sarebbe stato possibile. Ne rido, ma li ricordo. Infatti non ho più passato loro i miei inediti per ottenere un parere spontaneo: giudicherebbero la copertina e qualche pagina qua e là, cosa che permetto solo ai più famigerati direttori editoriali. E purtroppo svaluto istintivamente le loro produzioni letterarie per il fatto che non siano lettori veri ma solo presuntuosi acculturati. Ci sono anche i fedeli del “mi piace”, che lanciano a priori senza aprire il link del pezzo di scrittura. Vedono cosa hai piazzato lì, fanno click su “mi piace” e tirano avanti senza troppi pensieri. Quasi quasi mi sono più simpatici dei falsi, sono così palesi ed evidenti che rivendicano il loro diritto a non leggere, a non sapere chi tu sia nel panorama letterario grande, medio, piccolo, intimo o condiviso. Hanno il diritto di non leggere e non amare la lettura, rivendico e tutelo questo loro inalienabile diritto.
Tempo fa ho aperto in Facebook una pagina fan parallela a quella che uso per il profilo personale. Non posso certo lamentarmi, il numero di fan è molto alto. Ma il problema è un altro. Si tratta di identità. Funziona sempre meglio (e non è un’osservazione solo mia, altri scrittori diranno la stessa cosa) la pagina personale, quella in cui scrivi piccole perle di quotidiana saggezza, noia, eccitazione, pigrizia. E tante stupidaggini. Funziona il voyeurismo della pseudovita privata, e della scrittura o delle riflessioni più serie interessa poco. A chi interessa con chi sto, se ho amanti e perché, dove vado e dove dormo o scrivo o quanto guadagno? Nella pagina fan metto pezzi di scrittura ma anche libri (altrui), rilanci di concorsi letterari e articoli che penso interessanti per chi legge, ritratti di autori, contributi video… Insomma, tutto ciò che riguarda il libro, la scrittura e l’amore folle che geneticamente mi contraddistingue. Letture della pagina tante, commenti bellissimi dai soliti, frasi smozzicate e sparute da altri. Anche altri che dichiarano in pubblico di essere tremendamente coinvolti dall’argomento libro. Anche altri che scrivono. Ho intuito spesso che la passione letteraria fosse scavalcata dal quid di invidia che gonfia troppi cuori perfino nella realtà virtuale. Invidia per cosa, poi. Non ne ho l’idea e non la voglio avere.
Le due pagine del social network mi hanno dato qualche scambio meraviglioso e troppo vuoto. Troppa stupidità (mia) e abulia (mia e altrui). Mi hanno fatto vedere con chi mi confronto, chi mi circonda nella massima parte del tempo. Quando ti rendi conto che conosci a memoria i commenti che qualcuno metterà, e sarai certa che avrà dato solo mezza occhiata alla scrittura prendi una o due decisioni. Io ne ho presa una.
Ritorno al blog. Ascolto i consigli e le richieste di chi è spesso in attesa che pubblichi qualcosa nel blog, di chi ama molto di più questo mezzo piuttosto che il social network e ritorno a tempo pieno.
Se devo farmi leggere la vita (c’è ancora chi pretende di conoscermi nonostante sbagli mira il novantanove per cento delle volte) lo faccio dal mio habitat, dall’elemento naturale che mi contraddistingue dagli inizi della mia carriera di scrittore. Faticosa, con una gavetta incredibile, ma sempre carriera e sempre bella. I libri e la scrittura su Facebook fanno solo colore, un blog è l’espressione personale e professionale di chi lo gestisce. E non basta fare click su mi piace.