poesia Archive

rintocchi lenti

Da mai capace di poesia.

L’anemometro corre e i rintocchi lenti delle tue parole scivolano.

Dentro, fuori. Come il tu corpo in me. Tanto, e spesso. Nei ricordi di amante.

Sia neve per te e respiro  libero di gelo.

Sia mano e carezza sul tuo cuore giovane, ferito, arcaico di saggezza.

Sogno i tulipani carnali e lievi del tuo ritorno.

capire è un dono

Dico a me stessa che capire oltre è un dono. Intuire, cogliere il barlume e trattenerlo finché si fa vero. Ma non è sempre così. Scivolo sulle parole lunghe di una correzione e provo a pensare lontano, e sempre qui ritorno. A ciò che ho visto, e compreso.

Nella libertà che vivi, nella libertà che rivendico e difendo hai gesti attenti e improvvise verità. Io ho silenzi adesso. La casa vuota con il Natale ancora da immaginare, il gatto sulla tastiera e l’acqua della doccia tintinnante sullo smalto. Poco più in là.

Capire è un dono. Ti ho ascoltato e ho capito, oggi.

Ma se proprio vuoi che ti dica.

Che questo sia un dono ancora mi sfugge.

poetica di un istante

Pausa. Nello scorrere del tempo lo strappo di un’illuminazione, dell’istante in cui trovo Dio.

Ho visto nuvole farsi immagine, e immagini sciogliersi nell’inconsapevolezza come nuvole. Ho ascoltati canti e preghiere, dubitato di raffigurazioni che erano fuga dal mistero. Nella forma umana della possibilità.

Il vento scrolla l’anemometro, ho voglia di perdermi in un vecchio film in bianco e nero. Ho voglia del calore a mezzo di questo ottobre, e della luce piena, pastosa di un pomeriggio di solitudine. Solitudine che non esiste, o è la forma più vera di noi.

Il tuo corpo ancora qui, il ricordo è odore e pelle che brucia.

Domani guarderò il mare nella mia baia piccola, seduta su una roccia. E tu sarai.

Foglie gialle e verdi, rami secchi o vividi si alternano sotto la mia finestra, incerti se esistere o svanire negli esercizi della mente. Vedo ciò che lei dipinge. Il pensiero non è neutrale.

Creo. Nella giovane me, questa era una pausa. Nel tempo che invece non esiste è l’unica verità.

dormivi, parole che assomigliano al ritmo del tuo respiro

Dormivi. La mia mano sul tuo corpo disteso, soffocato e protetto dal piumone troppo caldo e morbido, il respiro che ti sfiorava insieme al pensiero soffuso di un dopo estatico.

Dopo l’amore. Dormivi. Ho sentito, nel calore del palmo appoggiato sul tuo fianco, la fragilità che amo. “Mi sembra di essere leggero e senza peso”, hai detto. E ho annuito in silenzio, perché il sonno fosse calmo e ti regalasse il sollievo.

La finestra socchiusa beveva il primo buio, la giornata limpida di ghiaccio da respirare sfumava nella sera. Avrei voluto che dormissi ancora, e ancora. Nella mia casa, nelle mie braccia. Ma bastava, bastava così, nella completa saggezza della temporanea gioia dell’appagamento, nell’amore che spesso non riusciamo a dire ma è lì, evidente da guardare. Dormivi.

Penso che a nessuno sia concesso giudicare. Non giudicare noi, la passione inebriante e sottilissima, l’equilibrio instabile che mi spiega cosa sia l’amore. E corpi di donne e uomini e ancora donne, che nelle parole tra noi giocano e forse arriveranno, ma se non è non importa. A me, non importa. Perché ciò che sento quando sei con me è il miracolo che non sono capace di dire, non riesco a pensare e non avrei immaginato che fosse. E dormivi, oggi, con la mia mano a sentirti etereo, delicato e fragile. L’uomo che devasta la mia intima certezza, che cambia il sole nella luna e nelle nuvole, era fragile e chiaro. Per me. Finalmente.

Dormivi. Il sapore del vino rosso sgocciolato nei bicchieri rozzi della cucina, gli armadi che piano si riempiono con il mio sguardo incredulo. Passo nella vita di mezzo e cambio, e tieni la mia mano. Ho paura, a volte, oppure aggredisco o fuggo. Ma tu, e la tua impronta nelle mie lenzuola (unica e sola, tua e di nessuno), date senso all’attesa e al cammino che affronto sola. Sola ma con il sospiro intriso dei momenti. Che non sostituisco, non simulo, non regalo ad altri.

Dormivi. Dopo l’amore. O dentro l’amore, credo. La mia mano sul tuo fianco, adesso. Ovunque tu sia.

Copyright © 2009 MariaGiovannaLuini.it
Power by Innovation Marketing