la banalità di un racconto d’amore

 In Racconti, Racconti Erotici

Quanta emozione spesa e vissuta in un incontro tra amanti. Quanto assoluto. Eppure, ogni volta che si racconta l’amore il rischio è che l’unicità dell’esperienza diventi tristemente simile a uno stereotipo banale. I picchi della passione e del sentimento, la meraviglia dell’erotismo possono appiattire in una narrazione come tante. Cosa crea la differenza? E, soprattutto, questa differenza si riesce a rendere in un racconto? Prima di esercitare la scrittura nel dramma enorme ed eccezionale, in fondo facile proprio perché di impatto, sarebbe utile allenarsi con il rischio di banalità, il precipizio tremendo della retorica. A tutti gli scrittori o aspiranti tali, un racconto sulla banalità irripetibile dell’amore. Un amore identico ad altri, in realtà unico. E assoluto. Per quanto debba durare.

– Ciao! Oh, accidenti! Ma che letto è?

Ride, la guarda alzando gli occhi dal libro. La testa calva brilla alla luce gialla di due lampade con la forma del buddha.

– Era ora che arrivassi! Un fouton, mai visto uno?

– E’ sul pavimento!

– Certo, è un fouton. E’ comodissimo.

– Ci avevi mai dormito?

– Ovvio. Tu no?

– No. Avrò male alla schiena. Come faccio?

– Non è mica difficile, ti siedi ed è fatta.

– Non mi rialzerò mai.

– Probabile, sei una patata lessa. Ti aiuto io, anche se ho otto anni più di te e dovresti essere tu a sorreggermi.

– Sei abituato ai fottoni, salti in troppi letti.

– Uffa, si chiama fouton e non ho altri letti. Piantala.

– Figuriamoci, con le galline che ti girano intorno. Dai retta a tutte, pieno di sms e email e messaggi sul tuo sito. E poi lo dicono tutti che sei un donnaiolo. Un puttaniere, direi.

– Ti prego, Gianna, non adesso. Secondo te dovrei ibernarmi ogni volta che non sei con me per ritornare a vivere solo in tua presenza. Il che non sarebbe male, ma trascuri che ho tanto da fare, e gli spettacoli. Non ho altre donne, non le ho più da quando ti amo, il resto sono tutte bugie. Non pensarci.

– Non ci penso, ma esistono.

Le indica un mobile dalla forma strana.

– Invece di tormentarti e tormentare me, e farti scoppiare la gelosia addosso con una scenata da tirare giù dal letto l’intero albergo, metti là i vestiti, sei in ritardo di due ore.

– Ho perso la strada, il navigatore…

– Lo so, me l’hai detto dieci o undici volte, mentre controllavi che fossi in camera da solo e non mi consolassi con una donna conosciuta nella hall.

– Non è vero, io…

– Tu sei la donna più gelosa che abbia incontrato. Sei folle di gelosia. Mi controllavi.

– Ti tenevo informato sul mio ritardo.

– Chiamando la stanza e contemporaneamente il cellulare?

– Ma dai, uffa.

– Ecco, uffa. Due ore di ritardo, non ti vedo da un sacco di tempo! Non resisto più, ho tentato di leggere ma la voglia di vederti ha portato via la concentrazione. Sono solo venti chilometri. Due ore!

Toglie i vestiti, nella penombra gialla spenta sente il fruscio del lenzuolo e delle pagine del libro tra le sue dita. Odia quel libro, non sa cosa sia ma lo odia: detesta ciò che Giorgio tocca, ciò che è diverso da lei. Dovrebbe esistere per lei, vivere dell’amore che riescono a darsi. Teme gli sguardi, l’interesse per ogni dettaglio alieno a lei, lo segue negli spettacoli e nei suoi successi con l’orgoglio che la gonfia e la gelosia folle che le spezza il respiro.

Tenta di allontanare la mente, lo spia e ne disegna le forme toniche e sensuali contro la luce gialla. La rabbia per il ritardo e la nebbia e il navigatore impazzito si scioglie nella certezza che toccherà il suo corpo, bastano minuti e una doccia calda con tanto sapone per metterla nel letto insieme a lui. Ha voglia di sentirlo addosso.

– Ammutolita. A cosa pensi?

Scoppia  in una risata rumorosa, vede che la fa segno di abbassare la voce.

– Secondo te? Entro e ti trovo nudo nel letto.

– Nel fouton. E come fai a sapere che sono nudo? Mi vedi solo fino ai fianchi.

– Spero che tu lo sia. Se non lo sei ci penso io.

– Ah, però, non eri stanca?

– Mai detto una cosa simile. Vado a purificarmi in doccia prima di peccare brutalmente e a lungo con te.

Lascia i vestiti sul mobile strano, cammina senza riuscire a mettersi le pantofole di spugna dell’albergo: saltella e rinuncia, le butta di lato. Apre l’acqua e la fa scendere finché è molto calda.

– Vuoi compagnia?

Sorride senza voltarsi. Ha aspettato le mani e la schiuma profumata spalmata da lui per giorni, i seni schiacciati contro il palmo e le dita a giocare con la pelle che poi diventerà rossa. Immagina i lividi piccoli da nascondere nel reggiseno.

– Certo. Ma riesci ad alzarti dal fottone?

– Si chiama fouton, ignorante. L’albergo è in stile orientale.

– Ah, allora le statue del buddha fanno parte dell’arredamento.

– Non sono tutti buddha, sono guerrieri di terracotta, cioé loro riproduzioni. Devi essere in catalessi, non li hai guardati?

– Sì, ma volevo arrivare qui. Da te.

Sente le mani sui fianchi. E il corpo aderisce a lei da dietro.

– Sei proprio nudo. E hai voglia di me.

– Ottima intuizione, signora. Oggi ho visto un bagnoschiuma speciale in un negozio, l’ho preso per te. Chiudi gli occhi.

La spinge avanti, sotto il getto dell’acqua. Lei chiude gli occhi e alza un po’ la testa. Le sue mani sono leggere, solleticano e premono a tratti, lisce e viscide di sapone e acqua. Sente un profumo forte di oriente.

– Spezie.

– Forse. Aspetta, lasciami fare.

Fu la prima volta, la notte inattesa nell’albergo altrove: la stupì con il rito del sapone e del bagno, e delle mani lente e pesanti addosso, in ogni millimetro di lei. La lavò e asciugò con pazienza prima di baciarla ed entrare in lei.

I polpastrelli giocano sotto le ascelle, poi scendono ai lati del torace e giù, ai fianchi.

– Scendi ancora.

Sussurra, ma sa che non la ascolterà. Farà come vuole. Si abbandona avanti, contro la sua spalla.

– Brava, così, rilassata. Ricevi, amore, ricevi adesso. Mi darai dopo. Aspetta.

Scende e sale, la circonda e morde e succhia. Il bagnoschiuma riempie di spezia fortissima lo spazio della doccia, si mescola al sudore fradicio di acqua calda che scende sulle loro teste, sulla pelle incollata e sempre più tesa.

– Andiamo a letto.

– Mmmm, dai, aspetta ancora, sempre così vorace. Frena.

L’acqua, il profumo. E le sue dita in gola, adesso, piccanti di pulito e schiuma che toglie il fiato.

– Ti piace il fouton, allora?

Sa solo che è un letto sul pavimento e avrà male alla schiena, ma non le importa. Frantuma l’ultima fretta della notte, lascia andare un urlo rauco e si fa prendere. Da giorni lo aspettava. E non sa altro.

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Showing 6 comments
  • Bianca 2007

    TENGO L’ABITUDINE
    ancora a me cara, di buttare giù scarabocchi che, dopo,a fatica stento a decifrarli e comunque ci provo e se non mi riesce aggiungo inventando.Nel momento di quegli appunti non mi curo certo di pensare ma solo d’afferrarne l’emozione che puntualmente sfugge nell’istante stesso dell’incidere il segno sulla carta.(A volte anche klinex o in mancanza persino la stoffa del netta-occhiali.Mi è capitato.)Solo dopo avviene l’elaborazione attraverso il pensiero lento e puntiglioso che vorrebbe il quadro perfetto e corregge,aggiunge toglie inedita.Rarissime sono state le occasioni che rileggendo (quasi mai e solo da poco) mi sono sentita veramente soddisfatta del detto-scritto.E’ come in musica.E’ come nei rapporti di relazione,del resto.Raccontare di un’incontro d’amore (banale perchè in fondo assomma un deja vu) rendendogli l’originale,e quindi un nuovo che sempre si trova,non è poi cosa così difficile che se reciprocamente si ha messo l’emozione di un “vero” si trova eccome.Dargli l’unicità anche assommando un deja vu invece è cosa straordinaria come di miracolo.Vorrebbe dire che ogni memoria è sparita per far posto solo a quella di una (assoluta) fusione presente che con naturalezza scarta e ignora per essere totalità di quell’unico informe unito e confuso.Può accadere.La vita riserva proprio tutto nell’inimmmaginabile grande indecifrabile mistero che nell’AMORE tutto a sè raccoglie e trasforma in “miracolo” senza rosari in mano ma con gli occhi rivolti al Sù grandi come quelli di un bambino.Un bacio.Bianca 2007

  • Scriptor

    Concordo con te, quando si tenta di scrivere l’amore il rischio diventa alto. Te la cavi stupendamente, soprattutto da qualche tempo, grazie all’esperienza che perfeziona il talento ma anche a una nuova e affascinante attitudine all’amore. Non alludo alla dimensione personale, bensi’ alla capacita’ di cogliere l’amore nei tuoi ritratti senza spogliarlo di meraviglia o appiattirlo di retorica

  • Luca

    Il fottone-fouton, allusivo e geniale, mi ricorda un’esperienza analoga finita però male. Niente doccia nè schiuma, una notte scialba e l’immancabile male alla schiena per il fuoton. Non so se sia banale raccontare l’amore, ma sei riuscita a evocare sensazioni e nostalgie di sensazioni: mi è venuto in mente che avrei voglia di provare l’attesa, l’eccitazione e la passione che travolge, la complicità e il contatto dei corpi. Questa è arte.
    Oggi Alberoni sul Corriere parla del sentirsi giovani: tu fai sentire giovani.

  • Stefano

    Mi sono arrovellato (sì, mi arrovello pure io, qualche volta) per comprendere quale fosse il senso del timore: la banalità dell’amore, ma dove? O forse la banalità nel descrivere l’amore? Ma tu, cara Giovanna, non riusciresti a essere banale neanche se ti sforzassi di farti odiare a tutti i costi. A volte, se posso permettermi, rischi di annoiare per l’eccesso di travolgente inusuale intelligenza e originalità. Non è un complimento, che detesto a priori, ma una constatazione. Parlare di amore significa raggiungere una percentuale di gente elevatissima ed è un’operazione niente affatto banale che indica che si sa cogliere ciò che davvero arriva nel cuore delle persone. La sensazione che i tuoi scritti danno è l’identificazione, insieme a una miriade di altre cose che spesso assomigliano anche a un’eccitazione leggera, la voglia, come dice Luca, di fare ciò che tu descrivi. Questo vogliamo da uno scrittore, e l’argomento è un accadimento.
    Complimenti anche da me per la battuta che sfiora il trivio fottone-fouton. Classe…

  • MariaGiovanna Luini

    grazie a tutti!

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