la musica della memoria perduta

 In Racconti, Racconti Brevi, Racconti brevissimi

Mi hanno fatto ascoltare una canzone, tentano di mettere insieme i pezzi della memoria perduta. Sono arrivata in questa stanza bianca con le pareti pulite e dritte, senza increspature nei muri, dopo un incidente che nessuno ha voluto raccontarmi: ho qualche cerotto grande qua e là, un polso bloccato da un’ingessatura che mi toglieranno tra qualche settimana e gli occhi circondati da lividi blu e neri, che ai lati tendono al giallo. E non ho più memoria.

Potei inventare uno scontro tra automobili, tanto per arricchire un racconto che senza ricordi è vuoto, ma non è stato così: l’infermiere che parla più degli altri ha fatto “no, no, no” con la testa quando ho tentato di strappargli qualche informazione, ma ha giurato che non è stato un incidente stradale. Niente lamiere aperte dai pompieri e donne che urlano spaventato quando arriva l’ambulanza, nessuna scia di benzina sull’asfalto. E, soprattutto, niente assicurazioni da avvisare. I medici vanno e vengono, fanno domande e sorridono; il meno simpatico scuote la testa quando esce, come se ci fossero dettagli oscuri che gli tolgono la speranza. Spero non sia così: polso a parte, mi pare che nel mio corpo funzioni tutto. Tranne la memoria, certo, ma credo che prima o poi me la faranno ritornare.

Insomma, questa mattina mi hanno fatto ascoltare questa canzone tre o quattro volte; è entrata una donna alta, magra e bella, che mi ha baciato il viso con due lacrime.

– Ciao, amica.

Ha detto, commossa, e si è seduta.

– Mi hanno detto che non posso raccontarti chi sei e cosa siamo l’una per l’altra, ci sarà tempo per farlo. Pare che sia più utile, adesso, stimolare il tuo cervello con la musica. Mi hanno fatto scegliere una canzone che potrebbe ricordarti qualcosa, ho dovuto lottare con la rabbia per portarti questo.

– Con la rabbia? Perché?

Ho chiesto, curiosa. Ha scosso la testa.

– Ascoltala e dimmi.

Ha allungato verso di me un lettore musicale con una sola canzone dentro. Posso riascoltarla tutte le volte che voglio, hanno detto, ma ancora non l’ho fatto. Ho acceso il lettore davanti alla mia amica (penso fosse una mia amica: di solito sono le amiche a conoscere i segreti più intimi, quelli che hanno significato solo quando li condividi), ho ascoltato senza dire niente. Le parole della canzone sono molto belle, mi ricordano la semplicità e l’amore vero: quello placido e profondo, ricambiato e senza rischio di rottura. Però sono dettagli generici, non ho volti che saltino fuori quando mi concentro.

I medici erano quasi tutti intorno al letto, come se fosse un consulto tra loro e un’analisi di un animale da esperimento. Annuivano, scrivevano su fogli piccoli e bianchi che poi mettevano in tasca, si guardavano ogni tanto. Uno solo ha parlato con me.

– Ci dica se questa canzone evoca uno stato d’animo particolare. Cosa prova mentre la ascolta?

Ho chiesto tempo, ho azionato di nuovo il lettore muscicale. Quando la canzone è finita ho detto:

– E’ bella, parla di amore. Ma è qualcosa che non mi appartiene più. Come se avessi associato la canzone a una persona che non ha più senso, se ascolto le parole.

– Oh, meno male! Almeno questo!

Ha sussurrato la donna, senza riuscire a trattenersi. Un medico l’ha fissata severo, lei ha mormorato:

– Mi scusi.

Penso che non vogliano che abbia troppe emozioni tutte insieme, chissà se emozionarsi è negativo per la mia memoria perduta. Non saprei. Comunque nella mia testa è scattata un’associazione: la canzone che la donna-amica ha voluto farmi ascoltare significava amore, perduto esattamente come la memoria.

Ho aspettato che i medici fossero usciti e ho chiesto alla donna:

– Amavo un uomo e gli ho dedicato questa canzone?

Ha sorriso, una palpebra si è mossa in giù poi è ritornata al proprio posto, fissa sopra l’occhio.

– Sei sempre stata una donna molto intelligente.

Ho alzato le spalle.

– Beh, se è così non me lo ricordo. E più la sento più mi convinco che quell’uomo sia come una zattera staccata dalla terraferma, sta navigando altrove e a me non viene voglia di cercarla.

– Ma ti piace ancora, questa canzone? Ho fatto fatica a sceglierla.

– Mi piace molto, sei stata gentile. Mi piacerebbe un giorno dedicarla a qualcuno, parla di amore vero. Forse me l’hai portata perché credevi che il ricordo di quell’uomo rinascesse e mi svegliasse?

– Veramente speravo di no, cioé non speravo che ti facesse rinascere emozioni passate, ma pensavo che potesse darti una piccola spinta.

Mi è sembrata proprio affettuosa, quella donna. Deve essere stata mia amica sul serio, credo. Mi è dispiaciuto che la musica non mi abbia restituito la memoria: è un peccato non trovare più l’amore dentro, dove forse c’è stato e ha voluto dire qualcosa. Ma in questa stanza tutto è così calmo, e bello: ci penserò dopo.

La donna mi ha anche portato alcuni libri, e la cosa strana è stata che appena li ho toccati ogni ansia è andata via. Sfogliavo le pagine, stringevo le copertine, guardavo le parole e dentro di me nasceva la quiete. Funzionano meglio delle gocce che mi danno qui, quei libri: riesco a dormire meglio se li metto accanto al cuscino e tengo una mano sulle copertine.

– Hai voglia di scrivere?

L’ha chiesto l’infermiere gentile. Ha teso la mano, mi ha dato un taccuino nero con le righe e quattro bic blu.

– Quattro? Ne basta una! Quanto vuoi che scriva?

Ha sorriso, enigmatico.

– Secondo me le userai tutte. Tienile, vedrai.

Ho appoggiato sul comodino il taccuino e le penne, ogni tanto li guardo e solo pochi minuti fa ho deciso di prenderli e buttare giù qualche frase. A caso, senza idee. E la storia sta prendendo forma.

E’ banale raccontare ciò che mi è successo, potrei inventare migliaia di favole o racconti con la sicurezza di non parlare di me: non ricordo il mio nome, non so se ho amato o meno l’uomo della canzone (so che non lo amo più, e forse è un peccato: magari è fuori ad aspettarmi, spero almeno di volergli bene se è uno che merita), non ho memoria di eventi o persone della mia vita. Eppure la mano si muove, ed è partita da qui. Dalle pareti bianche pulite e lisce, dalla donna-amica che è venuta a trovarmi, dalla memoria perduta. Poi vedremo.

Intanto libero la canzone, la regalo a qualcuno che abbia voglia di dedicarla al proprio amore.  Per me deve avere avuto un senso. Al momento, non serve più.

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  • Lorenza Caravelli

    Liberare la musica di un amore è un atto molto doloroso, è la coscienza di dover lasciare andare anche l’idea di qualcosa che che ci ha occupato interamente, che ci ha tenuto compagnia per tanto tempo. L’idea, la persona in testa, presente/assente, sempre evocata dalla musica, a volte a bruciapelo; e quella musica diventa la colonna sonora di un pezzo di vita. Lasciarla andare è togliere il nostro senso a parole che sembravano scritte apposta per noi e che non c’è più. E’ tornare a regalarsi libertà, perfino libertà da un ricordo o da un pensiero che ci ha strappato a noi stessi per tanto tempo. Il potere evocativo della musica darà eternità alla verità di un sentimento forte e profondo, mentre la vita prepara altre colonne sonore che per te spero solo trionfanti di gioia.

  • GF

    You are doing a great job, both in writig and life

  • Just me

    Ottimo equilibrio, ritmo perfetto; toni delicatissimi in una metafora splendida. “Io non capisco la gente che non ci piacciono i fichi…”, F. Guccini

  • Just me

    E la donna usci dall’ospedale con un enorme mazzo di tulipani tra le braccia. Tre uomini le andarono incontro, usciti da angoli diversi del piazzale: li guardo’ e sorrise, porse la mano e ricevette tre baci. La donna più amata e sensuale del mondo ritorno’ a casa a scrivere bellissimi romanzi.

  • zenzero

    Just me ha anticipato il mio intervento. La donna visse felice e contenta, con tanta musica e tulipani. Mille baci.

  • MariaGiovanna Luini

    Lorenza, Just me, GF, zenzero, commossa per la vostra lettura del sabato sera! Lorenza, credo che la donna del racconto sia serena, destinata a scoprire che la pulizia della memoria le servirà per riprendere la vita nelle mani senza la confusione di un amore che senza dubbio ha avuto una bellezza speciale, ma si era anche trasformato in un tormento da rimuovere. O forse è ciò che io proietto sul racconto, in fondo di lei sappiamo niente. L’atmosfera lagunare mi induce a pensarla felice e proiettata verso una sensualità libera e appagante dopo il ritorno di una memoria pulita dal superfluo. Just me, la donna sceglierà uno di loro tre? Oppure camminerà serena senza porsi il problema di scegliere? E i tre uomini cosa chiederanno? Nelle braccia di chi cercherà la passione quella sera? Tutte domande che arricchirebbero la trama. zenzero, ricambio i mille baci e sorrido per la tua presenza quasi manifesta qui!

  • GF

    Sei in laguna? Ah ma allora MG e’ molto felice!

  • MariaGiovanna Luini

    molto molto buona notte!

  • Bianca 2007

    L’AMORE
    non ha nessuna memoria nella terra delle sue radici.Liberamente si muove nell’unica direzione che sa di avere acquistando la memoria che la vita è solo nell’esclusività di un libero amore nuovo di tutto.Appunto senza memoria.Ciao MAG e ciao Caravelli e ciao GF

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