medianità e leggerezza, la Luini medium

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Decido di salire a piedi. Sono due piani e ultimamente la mia pigrizia ha tracimato. Devo rimettermi in forma, ammesso che in forma io sia mai stata. Arranco una, due, tre, quattro rampe, guadagno la sala degli eventi e mi siedo.

– Scusi, le dispiace spostarsi? Vorremo stare tutte e tre insieme.

Mi sposto manifestando il fastidio senza parole ma con una certa chiarezza : è una presentazione, anzi la dimostrazione pubblica di un medium , cosa c’è da vedere? Casomai è grave se il medium ha bisogno di guardarti, significa che non intuisce granché… Poi se sono seduta qui è perché il posto mi piaceva, perché dovrei lasciarlo a tre galline che vengono a Mondadori di via Marghera per chiacchierare? La realtà è che nell’attesa stavo giocando a Ruzzle, e ascoltavo i discorsi delle due ragazze dietro:

– Questa volta basta. Lo mollo. Mi ha detto che ci vediamo sabato, più niente. Da qui a sabato… Insomma, non se ne può più, dice che non può telefonarmi perché ha tutta quella gente in casa.

Uno che ti infila una bugia così palese va lasciato dove sta, è il mio pensiero ma non lo esprimo. Con una malavoglia palpabile lascio la mia postazione privilegiata per l’ascolto dei problemi di cuore e guadagno una sedia due piazze più in là.

Sono venuta a questo evento spinta dalla mia curiosità genetica. Brucio per la curiosità, non ho mai visto la performance di un medium. Dovrebbe essere una cosa alla Rosemray Althea, il tizio scannerizzerà la sala e vedrà morti che si affollano per chiacchierare con i vivi. Chi sia vivo e chi sia morto non si capisce bene, ma si tratta di un dettaglio di scarso rilievo.  Mentre vinco a Ruzzle passo in rassegna i “morti” che potrebbero smaniare per volermi contattare: li rivedo, stabilisco una classifica di chi vorrei risentire, chi dovrebbe darmi un segno di felicità e vita per riempire di gioia questa serata.

Poi il medium arriva. Ha occhi bellissimi, si chiama David Rogers. E’ allegro, sereno, gioioso. Mi dico che qualunque cosa accada è bello avere davanti una leggerezza come questa, mi metto comoda. E lui comincia.

– C’è un uomo molto alto, è morto all’improvviso, un infarto o forse un ictus. Ha due figli piccoli…

Si alza una mano, si scambiano parole. I dettagli coincidono, la mia mente cerca affannosamente di capire se siano dettagli a caso o se identifichino sul serio una persona. Cioè mi chiedo se stia davvero vedendo chi dice di vedere.

La serata va avanti così, e alla vista medianica di David si presentano via via persone che, più o meno al volo, diventano l’oggetto di uno scambio con qualcuno del pubblico. Sono delusa, possibile che nessuno venga a salutare me? In fondo dai medium si va per curiosità, che non sarà soddisfatta se almeno un’anima “nota” non si presenterà per un salutino. Il nonno o la nonna, Giorgio, Elisabetta… Tutti hanno altro da fare? Un piccolo dettaglio però mi si infila nel retrocervello destro:

– I see a little boy.

Dice di vedere un bambino piccolo, annegato. Il mio pensiero si sdoppia, due binari differenti e vividi:

PRIMO BINARIO – mai conosciuto un bambino annegato, per fortuna, posso anche smettere di ascoltare

SECONDO BINARIO – come si chiamava il mio cuginetto del Messico annegato in piscina?

Infilo il primo binario, non alzo la mano. Il bambino insiste: dite ai miei parenti che sto bene e sono vivo, fate menzione di una grande “M”. Sono nel primo binario, memorizzo e lascio andare. Quando esco da Mondadori al termine dell’incontro nessuno ha identificato il bambino, è stato l’unico a non avere un riscontro dal pubblico. Mentre aspetto il taxi il secondo binario inizia a fare capolino. Un bambino annegato non è proprio un evento comune, per fortuna. Possibile che a nessuno sia venuto in mente chi fosse, e possibile che sia casuale che io abbia in famiglia proprio un bambino annegato? Perché non ho alzato la mano? La risposta è semplice: perché non conoscevo dettagli su quel bambino, non abbastanza da sostenere uno scambio con il medium, e perché tra tutti i parenti e amici morti doveva proprio presentarsi il cuginetto? La decisione arriva chiarissima: scriverò a mia cugina Fulvia, a Città del Messico (zia del bambino).

Il giorno seguente fuggo dal mio istituto per mezz’ora: nessuno lo sa, ma ho prenotato un consulto personale con il medium. L’ho fatto per la curiosità che sappiamo, non ho domande da porre. Voglio solo sedermi davanti a lui e sentire cosa dice.

Mi siedo dopo il saluto con un bellissimo abbraccio. Gli dico come mi chiamo. Jane, per lui.

– Dammi le mani.

Le stringe a occhi chiusi, sorride subito.

– Tu sei nota al mondo degli spiriti. Tu sei una medium.

E tutto torna. Ha risposto alla domanda che non ho fatto. So che volevo sapere questo.

– Sai vedere le persone, vedi il dolore. Hai la capacità di guarire, psychic healing.

Non parlo, ascolto ciò che dice e scopro di avere una guida che indossa abiti da suora. Una suora antica, con l’abito e il velo lungo. Non gli dico che una mia amica, un’anima candida e perfetta, ha sempre la sensazione che io abbia accanto Santa Rita (di cui conosco niente, so solo che l’abbigliamento nelle icone è quello che lui descrive). La mia guida gli racconta che sono ipersensibile e doppia: una parte di me ascolta, vede, cura, è calmissima, l’altra parte esplode come incendio, tremenda. Mi racconta che alcune persone studiano tante tecniche di guarigione o medianità, ma disperdono (ogni riferimento è casuale? Lui non sa chi sono e cosa faccio); e che probabilmente in questo momento la mia professione è “insegnare, spiegare cose alla gente, comunicare”. E vai, vai, vai. Avanti. Tante parole che mi cadono dentro e scavano un solco là dove ho da tempo un forte sospetto.

Medium. Mi vengono in mente le persone che dicono di dialogare tranquillamente con decine di guide, vedono l’aura con tutte le sue sfumature, canalizzano tomi, enciclopedie in tutte le lingue vive e morte… Io non riesco proprio a fare tutto questo, mi sento spesso una scatola muta e cieca che ogni tanto “intuisce” gli altri. Come si fa a guarire qualcuno con queste intuizioni rare e imprevedibili?

– La tua preparazione medica e scientifica ti rema contro.

Forse l’amico cui ho raccontato la cosa e così ha commentato ha ragione, forse no. Certo la risposta di mia cugina Fulvia dal Messico, molto turbata per la storia del bambino annegato e la grande “M” che ho riferito, ha rinforzato una sensazione: cuginetto messicano, ho pensato spesso a te nel corso della mia vita. E’ stato un piacere conoscerti e sapere che sei vivo.

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Showing 5 comments
  • lucia
    Rispondi

    Giovanna sei veramente una persona straordinaria, io non so se sei una medium, non so se il tuo cuginetto fosse realmente in quella sala, non so nulla di guide, so però che tu sei una delle poche, diamine pochissime persone che si pone, nei confronti di ciò che è nuovo, diverso, scomodo, talvolta insensato e illogico in modo completamente aperto, senza pregiudizi, assorbi ogni cosa con la curiosità di chi vuol capire e conoscere. Sei grande, ti adoro
    Un abbraccio Lucia

  • MariaGiovanna Luini
    Rispondi

    anche io ti adoro, Lucia
    a lungo ho avuto un rapporto conflittuale con la mia curiosità, sempre vivace e acuta, credevo fosse troppo
    educata dalle Dame Inglesi, molto aperte per tanti versi ma anche chiuse nei limiti inevitabili di una visione religiosa, vedevo le potenzialità dell’essere curiosa come un pericolo
    poi l’ho accettata, ho una curiosità feroce e inesauribile
    hai ragione, non sappiamo cosa accada e se sia vero che qualcuno si materializza o almeno si rende visibile (in effetti il verbo materializzare è scorretto) in alcune sedute medianiche, ma non mi stanco di cercare

  • Bianca 2007
    Rispondi

    Interessante e prende ciò che hai scritto per questa circostanza un pò ineusuale a prescindere da…Chi può sostenere di aver sondato con precisione scientifica i “piani sottili” di cui l’uomo dispone se non per bloccarsi al sesto?…Ciao e,come sempre brava.Mirka

  • MariaGiovanna Luini
    Rispondi

    ciao Mirka, un abbraccio grande

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