il dubbio della lettura

 In Blog, I racconti del taccuino, la posta del cuore (?), Libri, Racconti Brevi

IMG_0711Capita spesso che mi ispiri a episodi piccoli della vita quotidiana per ragionare e scrivere in questo o altri blog. Episodi piccoli che diventano grandi perché nel momento in cui se ne discute si ammette che così piccoli poi non sono stati se hanno smosso un lavorio di psiche e il movimento delle dita sulla tastiera.

Passeggiavo ieri nei prati ameni e schizofrenici di Facebook. Avevo la mente libera, curiosa, lieve. Con una disposizione d’animo muta e predatrice (quando annuso l’aria per scovare persone interessanti ho l’ansia della tigre) ho notato un post della mia amica Simona e mi sono fermata a leggere: Simona è con me in un percorso mai totalmente separato dall’età di sei anni, quando ci siamo trovate vicine di banco in prima elementare, e da alcuni mesi ha sviluppato una passione virtuosa per l’alimentazione salutare e il suo Guru, l’amato Marco Bianchi. Che una donna giovane e vispa possa sviluppare una passione – biblica oppure no – per Marco Bianchi sta nelle umane vicende possibili, ma che decida di dedicarsi al broccolo lessato in poca acqua nella pasta di grano saraceno condita con olio EVO appare miracoloso, soprattutto alla luce della sua precedente affezione (da me del tutto condivisa) per pizza, birra e limoncello. Insomma, Simona è una convertita sulla via delle ricette di Marco e ne sono fiera: adoro la sua convinzione, la sua genuina voglia di fare mangiare bene sua figlia Marta, stimo senza riserve le energie che mette nello studio e nella ricerca degli ingredienti migliori. La invidio anche per la sua costanza. E, non dovrei nemmeno dirlo, concordo in pieno con lei quando dà fiducia a Marco Bianchi.

In Facebook Simona riesce a essere se stessa a dispetto della pletora di identità false che popolano il social network. Al suo post sulla cena in preparazione e a un paio di commenti simpatici sull’olio EVO ho avuto l’idea di inserirmi con il proposito di scambiare qualche battuta semiseria con persone piacevoli al calare della sera. Senonché, subito dopo una gentile e leggera esortazione di Simona a una sua amica che suonava più o meno: “Ti consiglio di leggere “Le ricette della dieta del digiuno” e frequentare il blog di Marco Bianchi”, è sopraggiunta una tizia che – tra il lusco e il brusco (detesto le espressioni abusate, ma qui ci sta) – diffida Simona e amici presenti a dare credito ai libri di ricette perché mentono e valgono poco. Ora, può anche darsi (come ha tentato di dire per giustificarsi subito dopo) che parlasse di altri libri e altri autori, ma nel lungo elenco di commenti il mio libro con Marco era l’unico citato, e l’intervento della tizia era proprio sotto il titolo e il nome di Marco Bianchi. Conoscete la mia tendenza all’incendio: definirmi passionale è sottostimare il problema. Intuito che la tizia parlava di un libro che – per sua stessa ammissione – non aveva mai nemmeno aperto ho risposto, infastidita, che Marco e io abbiamo le credenziali scientifiche per trattare un argomento come lo stile di vita alimentare nell’ottica della prevenzione. Se poi lei desidera interpretare “Le ricette della dieta del digiuno” come un semplice ricettario libera di farlo, ma sarebbe utile leggerlo prima di stabilirne il valore e la veridicità.

Non mi addentro nel seguito perché  è stato lo scadimento della qualità della conversazione a colpi di “la pizza fatta in casa è più sana, quella surgelata fa male” (Aflatossina a parte, ho aggiunto io, ma lasciamo perdere): il punto non è che uno voglia farsi il panzerotto alla ricotta con le proprie sante mani nella cucina della magione, ma se sia logico e intelligente intervenire per criticare un libro senza averlo mai letto. “Non ne ho bisogno”, l’obiezione più comune e stupida. Come si può non avere bisogno di leggere un libro per giudicarlo? Siamo davvero tanto in là nel degrado culturale da avere la sensazione che si possa disquisire di libri senza averli letti, di film senza averli visti, di medicina senza averne la preparazione? Di arte, ingegneria, canto, asfaltatura di strade… Di tutto ciò che può stuzzicare l’attenzione e chiede, comunque, che si leggano almeno tre pagine da qualche parte per sapere di cosa si stia parlando.

Che la tizia di ieri cucini la pizza in casa non è notizia che sollevi un grammo della mia attenzione: beata lei che ha il tempo e la voglia di farlo. Mi preoccupa molto di più che sembri normale criticare un libro – qualunque libro di qualunque autore con qualsiasi contenuto – senza averlo mai sfiorato con la mano, senza sapere cosa dica e come. La mancanza di cultura non è una pecca, è un difetto che in qualche parte del nostro sapere tutti abbiamo ma che – volendo – possiamo colmare. Il bello della cultura è che si può aumentare, anzi tende ad aumentare con il trascorrere della vita. A patto che siamo consapevoli del processo che innesca questo aumento: la curiosità che suscita la ricerca, la disponibilità ad accettare nuove nozioni, nuovi punti di vista, nuove realtà. Se non fossi stata curiosa, anni fa, non avrei scoperto la parola Reiki e sarei andata avanti ignorando l’esistenza di un mondo di terapie integrate che oggi invece ritengo utili e preziose. Se a Termini non mi fossi chinata avanti quando un libro ha attratto la mia attenzione, afferrandolo e portandolo poi con me sull’Eurostar, non avrei mai incontrato uno scrittore come Massimiliano Parente. Se non avessi aperto “L’equilibrio degli squali” dopo un Premio Rapallo Carige non avrei conosciuto Caterina Bonvicini. Banalità? Forse, per chi capisce poco o sente tanto diverso da me. Per me sono momenti critici, svolte epocali. Quando Caterina Bonvicini mi ha preannunciato l’uscita di un romanzo “pazzesco, meraviglioso” di Teresa Ciabatti ho memorizzato, mi si è incollato nella mente che avrei dovuto cercare il romanzo e leggerlo subito: e meno male, sarei stata molto più vuota senza “Il mio paradiso è deserto“. Per ritornare a Caterina: se non l’avessi conosciuta grazie alla curiosità di aprire e leggere il suo libro non sarei in ansiosa attesa dell’uscita, domani, di “Correva l’anno del nostro amore“, un capolavoro che ho già avuto l’onore di leggere e rileggerò subito quando avrò agguantato la mia copia in libreria. E via così, costruiamo la vita che desideriamo anche grazie alla disponibilità a colmare lacune di cultura con fonti di piacere mentale, psichico, qualche volta fisico. Evolvere è offrire a se stessi l’opportunità di costruire senza restare attaccati come naufraghi spaventati alle rocce di preconcetti e idee rassicuranti ma piccole. Sorvolo sull’arricchimento umano e di affetti: fare entrare nuove persone nella vita, persone come Teresa e Caterina, come Massimiliano nella sua complessità, è un dono che sembra quasi troppo grande per un cuore solo.

E allora cosa è la vita? Non ho dubbi che si possa campare a meraviglia anche senza i (miei) libri, che si tratti dei romanzi o dei saggi e del “libro di ricette” che la tizia massacra senza averlo mai aperto, ma l’assenza della disponibilità a conoscere è la morte dell’intelligenza. Se si critica un libro senza averlo letto si applica il medesimo atteggiamento a tanto altro, si giustificano l’ignoranza, il razzismo, l’idolatria, i riti scaramantici, l’omofobia. Criticare per partito preso, per una scienza interiore costruita sulla propria insicurezza, è uno degli errori più tragici di questa umanità.

 

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Showing 4 comments
  • lucia

    Bello, bello, bello, la passione che metti in tutto quello che fai, compresi i commenti ai commenti ad un post su facebook, mi raccontano tanto e spiegano perchè ti sento davvero come una persona meravigliosa. Grazie e un abbraccio

  • MariaGiovanna Luini

    cara Lucia, davvero in questi giorni metto in discussione me stessa e questa passione che, ineliminabile, qualche volta è il punto fragile della mia personalità. Qualche volta, non sempre. Uno degli aspetti ridicoli (tragici) è che si fraintende la critica nei confronti di chi non legge un libro ma si sente in diritto di esprimere un giudizio in merito con l’essere permalosi: “non ti si può criticare”. Che io sia permalosa è anche vero, ma non è questo il caso. Che il libro sia mio o di un altro autore, non attribuisco ai non lettori il diritto di gettare discredito pubblico senza averne la ragione. Perché non avere letto un libro è l’assoluta e unica condizione utile a togliere il diritto di lode o critica a quel libro. Al massimo si può dibattere sulla copertina, ma oltre non si deve andare.
    E, a costo di ripetere ciò che ho scritto nel post, tenere la mente ferma su una propria convinzione senza aprirsi al nuovo e al diverso è fonte di guai sociali.

  • lucia

    In questo caso l’essere permalosi o meno non c’entra. Io non sopporto in generale chi giudica e in particolare chi giudica senza conoscere, chi apre bocca e da fiato senza sapere. Questo vale per la lettura e anche per le persone. Sapessi quanti pretendono di sapere cosa provo, cosa sento, cosa penso solo guardandomi. E’ una pratica molto di moda ultimamente. Ti è mai capitato di discutere con qualcuno a proposito di un articolo di giornale e scoprire che il tuo interlocutore ne aveva letto solo il titolo? Ecco questo è ciò che accade, è la superficialità non delle persone, non mi permetterei mai, ma del modo con cui alcuni affrontano ogni cosa. Baci

  • MariaGiovanna Luini

    Già. E’ il punto. E temo che sia una superficialità favorita anche dalla velocità estrema di informazione (o presunta tale) in internet, unita alla sensazione che – potendo dire qualsiasi cosa in pubblico e anzi facendosi forte del proprio diritto di parola (senza capire che tale diritto abbia conseguenze morali, etiche e legali) – non esista più la necessità di studiare e approfondire un argomento. Ognuno basta a se stesso con la propria convinzione creata per una psiche che deve reggersi dall’infanzia all’età adulta.

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